COSA C'E' NELLA TUA PANCIA?

Raccontare e gestire la nascita di un Fratellino o di una Sorellina.

Sta per arrivare un fratellino o una sorellina e molti genitori si fanno numerose domande: come fare con il primogenito? Prepararlo per tempo? Cosa dire? Come gestire la sua gelosia?

Se partiamo dal presupposto che in una buona relazione genitori/figli non debbano mai mancare una comunicazione efficace, un ascolto “di testa e cuore”, ed una speciale attenzione al riconoscimento e all’espressione delle emozioni che circolano, possiamo provare a riflettere su come gestire la situazione seguendo queste tre direttrici.

Credo che chiunque abbia diretto contatto con i bambini possa essere d’accordo con il fatto che questi esserini abbiano  piccole antenne con le quali captano ciò che nell’ambiente cambia. Possono non darsi una spiegazione razionale, poiché il loro sistema cognitivo non è ancora ben sviluppato e cresce con loro, ma è certo che si accorgono di molto, di tutto. Allora come fare? Direi che è utile avere chiaro che la comunicazione deve essere commisurata all’età: più il bambino è piccolo, meglio è rimandare ad un momento in cui la pancia è evidente la dichiarazione che arriverà un fratellino o una sorellina. D’altro canto è invece di straordinaria importanza sintonizzarsi sulla comunicazione “non verbale” e sull’ascolto empatico di ciò che accade anche prima della notifica dell’evento. Si può ad esempio iniziare ad intraprendere con il bambino un’ attività di gioco che preveda l’accudimento di una bambola o di un peluche, in modo che possa sperimentare anticipatamente ed in modo concreto ciò che accadrà con il neonato. Si possono leggere fiabe o guardare albi che raccontano dell’arrivo di un fratellino o sorellina. La posizione del genitore deve essere sempre quella dell’accoglienza e dell’ascolto. Cosa significa? Significa che quando si diventa genitori bisogna diventare anche un po’ investigatori ed imparare a decodificare i messaggi che il figlio manda sotto varie forme. Dai primi pianti, smorfie e sorrisini in poi, le forme comunicative possono essere molto differenti ed esprimere contenuti di pensiero, di emozioni e di relazione molto complessi e variegati. Osserviamo come giocano, come si esprimono a parole (se già lo fanno), come si comportano, come reagiscono… tutto esprime il loro mondo interno ed è compito dei grandi accogliere e modulare pensieri ed emozioni. Qual è l’emozione principale (non l’unica!) di un primogenito all’arrivo di un fratellino o sorellina?

Risultati immagini per gelosia tra fratelli bambiniLa Gelosia! Inutile e controproducente dire che sarà bellissimo perché i fratelli potranno giocare insieme e perché ci si vorrà tutti un gran bene. Proviamo a guardare ciò che sta accadendo con gli occhi di un bambino e a sentire come lui. Ero l’unico ed esclusivo oggetto dell’amore di tutti (soprattutto della mamma) ed ora vengo detronizzato senza possibilità di appello. A noi farebbe piacere? Non ci sentiremmo ugualmente confusi, arrabbiati, delusi, gelosi?  E a proposito di questa emozione, la Gelosia, come ci sentiamo quando la proviamo? Se nostro marito venisse a casa e ci dicesse che porterà a breve a casa una seconda moglie e che dobbiamo essere felici perchè potremo chiacchierare, parlare, uscire insieme….saremmo davvero così felici? Ora iniziamo a comprendere? E non stiamo considerando che il sistema cognitivo ed emotivo di un bambino non è strutturato come quello di un adulto: loro sentono e pensano tutto in maniera amplificata! Cosa fare allora? Scegliere di avere un figlio solo per evitare un trauma di tale portata? Ovviamente no! La Vita è piena di sfide ed è come le si affronta che fa la differenza! Non è evitando questa esperienza che si protegge un figlio dal dolore della Gelosia, anzi, lo si espone in misura maggiore a provarla senza strumenti difensivi più avanti, quando il suo rapporto con gli altri sarà maggiore e più complesso.  Allora è bene, come per tutte le emozioni, comprendere la Gelosia, nel vero senso della ‘compresione’: tenere dentro. Farla entrare nella vostra relazione, autorizzarne l’espressione, darle un nome, non condannarla, non reprimerla. Autorizzare SEMPRE le emozioni, può far assumere alle stesse una potenza ben inferiore che se stessero solo dentro al bambino. Se può essere espressa, riconosciuta e nominata l’emozione può essere contenuta, si può aiutare il bambino a comprendere il proprio (e quindi l’altrui) mondo emotivo e lo si può educare anche nella espressione e nella reazione comportamentale alla stessa. A volte si condanna l’emozione, quando andrebbe condannato il comportamento reattivo! (“Non devi essere geloso!” VS “Capisco tu sia geloso e ne hai tutte le ragioni, ma picchiare tuo fratello non va bene! Troviamo insieme un modo alternativo!”).

In questo modo lo staremo educando alle emozioni, lo staremo equipaggiando per la Vita, rendendolo in grado di affrontare in modo più positivo e costruttivo tutte quelle situazioni complesse che si troverà a vivere crescendo.

Riflettendo su di te, aiutandoti a crescere, cresco anche io genitore!

Non è certo facile, ed è possibile commettere degli errori. Ma riflettere su ciò che è meglio, interrogarsi, informarsi, correggersi rendono un genitore un genitore speciale!

 

Scritto da: Dott.ssa Alessandra Bertolotti – psicologa.